Il Cafè de Paris, in via Veneto, a Roma. È stato questo lo scenario dell'incontro tra Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Era la fine di luglio del 1960. All'epoca Giammetti era un giovane studente di architettura, forse non fortemente convinto degli studi intrapresi. «Valentino tornava da Parigi, mi parlava in francese», ci aveva raccontato Giammetti. «Scambiammo poche parole, ma bastarono per farmi capire che aveva qualcosa di speciale».

Quell'incontro casuale - Valentino lo ricordava come una sera come tante, con nessun tavolo libero e un gioco di sguardi incrociati - cambiò la vita di entrambi. Un breve passaggio in auto - guidava Giammetti - seguito da una vacanza a Capri. Da qui, in breve, nacque un progetto condiviso: rilanciare la maison, fondata da Valentino, che in quel momento stava vivendo un momento difficile.

Compagno e socio storico di Valentino, Giammetti lo ha sostenuto nel percorso professionale. Sempre. Dopo quella prima esperienza negativa, Valentino, insieme a, compagno e socio, conquistò il successo.

«Avevamo preso in subaffitto un appartamento in Via Gregoriana che usavamo come atelier e per accogliere le signore dell'epoca. Elizabeth Taylor è stata una delle prime grandi attrici che abbiamo accolto e che ci aveva chiesto un abito una prima di un film americano, Spartacus. Da allora, la notorietà di Valentino ebbe una grande visibilità». E il legame si fece sempre più stretto. Diana Vreeland, storica direttrice di Vogue Us li aveva ribattezzati "The Boys". Dall'incontro in via Veneto è nato un sodalizio durato decenni. Insieme, hanno costruito il successo. Giammetti ha curato gli aspetti più pratici della maison, garantendo a Valentino la possibilità di dare libero sfogo al suo talento e alla sua visione creativa.