Signore, non sottovalutate la lipoproteina(a) o Lp(a). E se potete fate l’esame per controllarne i valori, fatelo almeno una volta da giovani adulte come suggerito dalle linee guida internazionali dal momento che i valori di Lp(a) tendono a rimanere stabili (per lo meno sino alla menopausa). E ricordate che se il laboratorio dice che i livelli sono alti, occorre pensare ad una prevenzione cardiovascolare ancor più attenta, in attesa della disponibilità di trattamenti mirati.
A consigliare lo screening al femminile è una ricerca coordinata da Ask Tybjærg Nordestgaard, del Brigham and Women's Hospital di Boston, pubblicata su JAMA Cardiology. Lo studio mette in luce come le donne con livelli di Lp(a) particolarmente elevato, rispetto a quelle che hanno invece tassi ridotti del parametro, sarebbero a maggior rischio di eventi cardiovascolari maggiori e coronaropatia nei trent’anni successivi.
Non solo colesterolo, c’è un altro test del sangue per capire se c’è rischio infarto e ictus
Quanto cambia il rischio in generale
Gli esperti d’oltre Oceano hanno valutato il potenziale impatto sul rischio cardiovascolare dei livelli plasmatici di Lp(a) su 27.748 partecipanti al Women's Health Study, seguite dal 1993 a gennaio 2023, per un massimo di 30 anni e hanno visto che tra queste donne, inizialmente sane l'aumento dei livelli basali di Lp(a) si associa ad un incremento del rischio a lungo termine di eventi cardiovascolari maggiori. In particolare in presenza di livelli di Lp(a) superiori a 30 milligrammi per decilitro (in pratica corrispondenti al 25% delle donne con valori più alti) si è osservato un incremento significativo del rischio. Addirittura, nelle donne del percentile più alto (su131 milligrammi per decilitro) il rischio di malattie cardiovascolari è risultato di quasi il 74% in più rispetto a quelle con livelli bassi. Va detto anche che i rischi di ictus ischemico e morte cardiovascolare sono risultati solo modestamente elevati per tutti i livelli di Lp(a) e solo le donne con Lp(a) estremamente elevata hanno effettivamente presentato un rischio maggiore di morte per cause cardiovascolari.






