“Valentino è stato la svolta della mia carriera. Gli devo tutto”. Dario Ballantini ricorda così Valentino Garavani, morto oggi a 93 anni, ripercorrendo un rapporto professionale che ha segnato non solo il suo percorso personale, ma anche un modo nuovo di fare televisione. Le parole arrivano in una giornata di lutto per la moda italiana, ma raccontano un punto di vista laterale e molto concreto: quello di chi, attraverso l’imitazione, ha contribuito a rendere il nome di Valentino parte dell’immaginario popolare per oltre trent’anni.
Ballantini spiega all’Adnkronos che l’idea di imitare Valentino nasce in un momento delicato della sua carriera: “Quando iniziai a lavorare, le mie imitazioni tv, per i primi quindici anni, non funzionavano molto”, racconta. La svolta arriva a Striscia la Notizia, quando insieme alla redazione decide di puntare su un personaggio di caratura internazionale e di portarlo fuori dallo studio televisivo. “Scegliemmo Valentino e con lui nacque un nuovo tipo di televisione: il personaggio di fama mondiale, la presa in giro della moda, che non era ancora mai stata fatta”. Secondo Ballantini, la forza dell’imitazione stava nella combinazione di più elementi: la riconoscibilità del personaggio, il contesto reale delle apparizioni pubbliche e la sua interpretazione comica: “Questi ingredienti, uniti alla vis comica che ci ho messo io, sono stati la chiave per un successo durato quarant’anni”, spiega.












