Dipenderà da una decisione dei giudici amministrativi la possibilità di terminare gli studi all'Università di Torino per uno studente iraniano di 28 anni iscritto al quarto anno di Medicina.

Rientrato in Iran nell'estate 2024 e rimasto in patria un anno e mezzo per motivi di salute, lo scorso novembre si è visto negare il visto di reingresso dall'ambasciata italiana a Teheran.

Lo riporta l'edizione di Torino del Corriere della Sera. Nel ricorso al Tar del Lazio i suoi avvocati sostengono che il visto sia stato negato sulla base di un documento "inesistente".

Inoltre "il ricorrente è persona omosessuale, il cui orientamento sessuale in Iran, come è noto, è fonte di gravi ripercussioni, financo la pena di morte e che la situazione dell'Iran è tale da mettere in pericolo la vita dei suoi cittadini".

A luglio 2024, durante una vacanza nella sua città d'origine (Babol, città sul Mar Caspio a Nord-Est di Teheran), al giovane è stata diagnosticata una rara malattia autoimmune che lo ha costretto a letto per mesi. Nella fase di convalescenza è stato convocato per il servizio militare obbligatorio, che ha prolungato fino a luglio 2025 la sua permanenza in Iran. Ma nel frattempo il suo permesso di soggiorno per motivi di studio è scaduto, così - nel gennaio 2025 - lo studente ha incaricato un amico di presentarsi in questura per chiedere il rinnovo, munito di delega e passaporto. La questura gli ha dato appuntamento a luglio. A giugno è cominciata l'offensiva israeliana, con la chiusura dello spazio aereo in Iran, Iraq, Israele e Giordania a causa dei bombardamenti.