Roma, 19 gen. (askanews) – Gaza e non solo: la Board of Peace voluta da Donald Trump per la gestione e la ricostruzione del Territorio costiero palestinese costituisce nelle intenzioni della Casa Bianca un meccanismo internazionale in grado di soppiantare le Nazioni Unite e i suoi meccanismi di veto almeno in alcuni teatri che Washington considera fondamentali per i propri interessi, come il Venezuela.

Facile dunque immaginare che – dal momento che l’invito a far parte del Board è stato esteso anche a Vladimir Putin – l’idea sia quella di creare un meccanismo basato sul do ut des: quindi non una vera rappresentanza multipolare, quanto una certificazione delle rispettive aree di influenza di Stati Uniti, Russia e Cina.

Un forum peraltro neanche gratuito: per lo status di membro permanente Trump ha chiesto un gettone di ingresso di un miliardo di dollari – destinato beninteso alla ricostruzione di Gaza; i meno generosi dovranno accontentarsi di una membership triennale.

Se è difficile immaginare che un simile meccanismo proiettato su scala globale possa effettivamente agire per consenso nei casi in cui non vi siano opportune pedine di scambio, anche il suo funzionamento nel più limitato teatro per cui è stato originariamente concepito appare tutt’altro che garantito.