L’obiettivo è incassare il via libera in tempo per le amministrative. Se non quelle di primavera, per le quali i margini sono molto stretti, almeno per le Comunali dell’anno prossimo. Quando alle urne torneranno più di venti medie e grandi città italiane e diversi capoluoghi, a cominciare da Roma e Milano. E poi Palermo, L’Aquila, Verona, Taranto, Monza e molte altre. Il centrodestra torna alla carica: stop ai ballottaggi nei comuni sopra i 15mila abitanti. Il ddl, firmato dai quattro capigruppo di maggioranza in Senato e depositato in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama lo scorso aprile, negli ultimi giorni ha ripreso a correre. Con due sedute notturne convocate la scorsa settimana e altre due già in agenda per domani e mercoledì sera, al termine dei lavori dell’Aula, per “smaltire” la montagna di emendamenti con cui le opposizioni avevano provato a seppellirlo, più di 1.400.
Con in mente un traguardo preciso: chiudere la fase in commissione in poche settimane, in tempo per portare il provvedimento in Aula – come da calendario – nella prima settimana di marzo. E nella migliore delle ipotesi, incassare il primo semaforo verde entro fine mese. Se serve, anche ricorrendo a qualche accorgimento per non allungare i tempi, come il famigerato “canguro” (che accorpa gli emendamenti simili e una volta bocciato uno, li fa decadere tutti). «Di fronte alla valanga di emendamenti presentati in molti casi solo per fare ostruzionismo, ho fatto presente che se non si riesce a chiudere in commissione sarò costretto a usarlo», spiega al Messaggero il presidente meloniano della Affari costituzionali Alberto Balboni.







