VENEZIA - L’abbraccio della comunità e della parrocchia di Sant’Antonio del Lido di Venezia ad Armanda ed Ezio. Anche loro, oltre ad Alberto, sono diventati un po’ un simbolo di tenacia, nonostante le tante difficoltà, e anche di grande compostezza e dignità per come hanno affrontato questi lunghissimi 423 giorni di ingiusta detenzione del figlio. Sabato sera, alle 18.30, i genitori di Alberto Trentini sono scesi in chiesa a Sant’Antonio per partecipare, tra i fedeli, alla santa messa prefestiva domenicale. Anche in questa occasione hanno tenuto un profilo molto basso e discreto. Nessuna parola, ma tanti abbracci, saluti e strette di mano dalle persone presenti in chiesa. Perché dove non arrivano le parole, può arrivare dritto al cuore anche solo qualche semplice gesto.

Una settimana prima, quelli stessi abbracci erano di solidarietà e vicinanza, quelli di sabato sera invece avevano il sapore della gioia ve dell’emozione. Era la prima volta che la comunità di Sant’Antonio si ritrovava insieme, per una messa festiva, dopo la liberazione del cooperante quarantaseienne. In realtà, una prima messa di ringraziamento per la scarcerazione del nostro connazionale è stata celebrata dal parroco, don Renato Mazzuia, anche lunedì mattina, a poche ore dalla bella notizia arrivata all’alba. Poi, nei giorni successivi, c’è stata anche l’Adorazione Eucaristica, venerdì scorso, appuntamento mensile di preghiera della parrocchia, che è stato dedicato anche al ringraziamento per il ritorno in Italia di Alberto Trentini. Quella di sabato era però la prima messa festiva che veniva condivisa dalla comunità.