«Si vive una volta sola, ma si governa tutta la vita», ripeteva la macchietta televisiva di un noto politico degli anni Ottanta, guarda caso anche lui di sinistra, nella trasmissione di successo “Drive In”.

Vincenzo De Luca potrebbe farselo stampare come epitaffio sulla tomba quando, si spera il più in là possibile nel tempo, arriverà il fatidico giorno, che lo coglierà inevitabilmente su una poltrona di potere.

Nell’ultimo numero di cabaret che è diventato ormai il suo consueto messaggio del venerdì, uno dei cavalli di battaglia della parodia che Maurizio Crozza fa di lui, l’ex governatore campano ha lanciato il suo grido di battaglia: «La ricreazione è finita». Non è un arrivano i nostri bensì un ritorno io, come al solito. Si« gnifica che l’ex governatore, ma sceriffo per sempre, ridiscende in campo.

Non è più presidente della Regione da neppure due mesi ed è già in crisi d’astinenza. Così, combinazione, Vincenzo Napoli, il sindaco deluchiano di Salerno, il villaggio dello sceriffo, dopo nove anni e a circa dodici mesi dalla scadenza del mandato, avverte che «nuovi scenari politici impongono mutamenti radicali e una rinnovata spinta propulsiva» e si dimette.

Scandalo, non c’è sorpresa. La lettura è univoca, anche se nessuno conferma: il primo cittadino è stato sollecitato (indotto? costretto?) al passo indietro dal suo padre-padrone, che lo ha fatto e ora lo disfa a comando perché gli serve così. Il debole nega, il prepotente ignora il problema. Però lo scenario non è cambiato: sempre la sinistra governa in Regione e a Salerno l’amministrazione non ha cambiato linea politica, mantiene una maggioranza blindata, non ci sono state discussioni in Consiglio. L’unica cosa “mutata”, come direbbe Napoli, è che il boss è senza incarico, freme per tornare e non è disposto ad aspettare neppure un anno, per salvare la faccia al suo fido e alle istituzioni; quanto alla sua di faccia, se ha tenuto fin qui senza lifting...