"Non sono il sosia del Conte premier. Sono sempre io. Oggi all’opposizione, come ieri al governo, vivo la politica estera e le nostre storiche alleanze, come quella con gli Stati Uniti, senza mai abbandonare lo spirito critico, senza alcuna sudditanza". Lo scrive in una lettera al Corriere della Sera il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, rispondendo al "doppio commento di Ferruccio de Bortoli pubblicato proprio dal Corsera dal titolo 'Un sosia di nome Giuseppi' e 'Iran, se Conte fosse ancora premier'. Commenti che, evidentemente, non sono affatto piaciuti all'avvocato.
"Con alleati come gli Stati Uniti, al Governo ho collaborato, con Trump ho intrattenuto stretti rapporti in nome dell’amicizia storica con gli Usa. Da premier, con gli Stati Uniti, come altri alleati, ho stretto intese. Ma proprio agli Stati Uniti - aggiunge - ho anche detto 'no', quando ho ritenuto che fosse necessario per difendere i nostri interessi nazionali e i principi del diritto internazionale. Ho detto no al colpo di mano di Guaidò in Venezuela. Con Trump ho tenuto il punto quando non ha gradito il nostro lavoro di costruzione di intese commerciali per la via della Seta con la Cina, sollecitate dai nostri imprenditori. Con gli Stati Uniti mi sono confrontato in modo franco per diluire nel tempo e rimandare il raggiungimento del 2% del Pil in armi e difesa in sede Nato, rivendicando la priorità per gli italiani di investimenti per le emergenze di scuola e sanità. Oggi il governo Meloni firma impegni al 5% sulle armi senza fiatare, mentre si tagliano i servizi e aumentano le tasse", sottolinea Conte con un orgoglio che in teoria dovrebbe inchiodarlo, viste le conseguenze nefaste di quelle scelte.






