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I vertici di Ppe, S&D e Renew contro gli Usa: stop agli accordi sui dazi

"Kalaallit Nunaat!". "Groenlandia!" nella lingua dell'isola con quasi più foche grige che uomini e che è diventata il centro della geopolitica mondiale malgrado una popolazione pari a quella di Matera. "Kalaallit Nunaat!" hanno gridato a squarciagola migliaia di persone a Nuuk, capoluogo dell'isola, e a Copenaghen, capitale di quella Danimarca che dell'enorme scoglio ghiacciato più grande dell'Arabia Saudita è l'"amministratore".

È stato un sabato di proteste contro le insistite minacce dell'America di Trump, ingolosita dalle risorse e dalla collocazione geografica della Groenlandia. Oggi gli ambasciatori dei 27 Paesi dell'Unione Europea si riuniranno per una riunione di emergenza dopo che il presidente degli Stati Uniti ha promesso un'ondata di crescenti dazi sugli alleati europei finché agli Usa non sarà consentito di acquistare la Groenlandia. Intanto, dopo il presidente del gruppo Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, anche Iratxe García Pérez, leader di S&D, e Valérie Hayer, presidente del centrista Renew, chiedono la sospensione dell'accordo Ue-Usa sui dazi. "Renew Europe non può votare l'accordo commerciale di Turnberry e l'attivazione dello strumento anti-coercizione dovrebbe essere esplicitamente presa in considerazione" afferma Hayer. "Dobbiamo agire subito: sospendere i negoziati sull'accordo commerciale Ue-Usa e attivare lo strumento anti-coercizione" le fa eco Pérez.