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Non escluso l'intervento militare. L'Ue fa scudo, presto un vertice

Nel sempre più complesso rapporto tra Stati Uniti e partner europei, il dossier Groenlandia continua ad agitare le acque della Nato. Da un lato la cooperazione in campo per un'uscita di sicurezza dalla guerra in Ucraina, studiando assieme a Washington garanzie a difesa di eventuali accordi di pace tra Kiev e Mosca; dall'altro il confronto serrato tra Vecchio e Nuovo Continente per arginare la bramosia trumpiana di prendersi l'isola dell'Artico, piazzata nel mezzo; sotto la corona di quella Danimarca membro dell'Alleanza che, in caso di minaccia dell'isola, potrebbe teoricamente essere chiamata a intervenire.

Dato che il transito navale tra nord-est e nord-ovest è triplicato in 15 anni, sempre più sgombro da ghiacci e con rotte attorno alla Groenlandia accessibili più facilmente anche a mezzi russi e cinesi, il presidente americano ha in mente "una gamma di opzioni" per acquisire l'isola: l'impiego delle forze armate non è escluso, secondo la portavoce della Casa Bianca Leavitt, che poi evoca "la diplomazia come prima opzione"; per questo, dice, Trump "sta discutendo l'acquisto". Per l'amministrazione Usa è una priorità, serve a contrastare gli avversari nella regione. La Groenlandia non può essere oggetto di intervento militare, hanno ribadito alcuni leader europei, con l'Alto rappresentante Ue Kallas pronto a far tappa sull'isola col ministro degli Esteri Tajani.