“Sono sempre stato un infedele, purtroppo, e questo alla fine ha portato alla separazione con mia moglie Lucia, la donna con cui ho costruito una famiglia e ho avuto due figli. Per lunghi anni ho vissuto una doppia vita, convinto di poter tenere insieme tutto: il matrimonio, i figli, le relazioni parallele. Lucia mi ha perdonato più volte, ha chiuso gli occhi davanti ai miei tradimenti, sperando che prima o poi cambiassi. Ma quando ha capito che non avevo mai davvero interrotto il legame con Chiara, la mia amante storica, ha deciso di lasciarmi”. È questo l’incipit della storia di infedeltà che ci ha consegnato Giorgio L., un infermiere di 47 anni che vive in provincia di Bari. “Sono andato a vivere con Chiara, convinto che fosse la scelta definitiva. Un anno dopo, però, mi sono pentito: mi mancavano la mia ex moglie e i miei figli. Nel frattempo, Lucia si era già rifatta una vita e stava con un altro uomo. Così ho perso sia lei che Chiara. Oggi mi ritrovo solo, intrappolato nella mia incapacità di decidere”. Se volete raccontare la vostra storia perché venga pubblicata, previa valutazione della redazione, potete scrivere una mail a tradimenti@gedi.it

Lucia, la moglie “Mia moglie Lucia è stata la certezza della mia vita. Con lei ho costruito una casa, una quotidianità, una famiglia vera. Due figli, responsabilità condivise, sacrifici, routine. Era una donna solida, presente, capace di reggere anche quando io mancavo. Invece di proteggere quella stabilità, ho iniziato presto a cercare altre donne, tradendola in continuazione. Storie brevi, relazioni parallele che mi facevano sentire vivo, desiderato, libero. Lucia lo ha scoperto più volte, e ogni volta ha scelto di perdonarmi. Non per debolezza, ma per amore e per il bene dei nostri figli. Io ho interpretato quel perdono come un diritto acquisito, come la prova che potevo continuare a sbagliare senza conseguenze definitive. Con il tempo, però, la distanza tra noi è diventata silenziosa e profonda. Lucia non urlava più, non chiedeva spiegazioni: osservava. E io non ho capito che quel silenzio era il segnale più pericoloso”.