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17 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:40

Quando non tornava a Firenze da mesi, la sua assenza si sentiva. Soprattutto nei momenti difficili della squadra o se c’era un giocatore un po’ troppo “chiacchierato” sul mercato. Poi arrivava l’annuncio: “Domani arriva Rocco”. E tutto sembrava calmarsi, tornare alla normalità, se può davvero esistere una “normalità” a Firenze quando si parla di calcio. Arrivava dagli Stati Uniti (la sua vera casa), rassicurava e incoraggiava la squadra, allenatori e dirigenti. Stimolava la Fiesole facendo sognare i tifosi: coppe da vincere, obiettivo Champions, perfino scudetto. E tutto rientrava, tutto l’ambiente ne giovava. Anche nei momenti più difficili, come la terribile scomparsa di suo “fratello” Joe Barone, vera anima della nuova proprietà a stelle e strisce, e del capitano Davide Astori.

In questi 7 anni, Rocco Commisso è stato una guida fondamentale per i tifosi della Fiorentina. Così importante che, con la sua assenza per la malattia, in pochi mesi la società è sprofondata nel baratro: cacciati allenatori e direttore sportivo, squadra dritta verso la serie B. Eppure, non si è mai dato per vinto, nonostante la distanza. Ha respinto le voci (sempre più insistenti) di voler vendere, ha continuato a investire sul mercato e non ha mollato il suo progetto – seppur totalmente rivisto – del nuovo stadio. Avrebbe voluto ancora di più. Avrebbe voluto puntare ancora più in alto. Più del Viola Park, tanto bistrattato da alcuni tifosi, ma diventato il gioiellino della sua proprietà: il centro sportivo più innovativo d’Europa, dicono.