Ammettiamolo: la Chiesa fa il suo mestiere quando si appella all’etica della convinzione. Ma altrettanto fa lo Stato quando integra l’etica della convinzione con quella della responsabilità, attenta per principio alle conseguenze delle proprie azioni. È il principio della laicità dello stato, su cui si fondano le moderne democrazie. E che anche la grande cultura cattolica, da Sturzo a de Gasperi e oltre, ha riconosciuto nella sua diversa ma non inferiore moralità.

È alla luce di queste considerazioni che desta perplessità l’aprioristica presa di posizione di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, contro le anticipazioni delle possibili norme contenute nel decreto di sicurezza allo studio da parte dell’esecutivo. Ci farebbe piacere che quel sano realismo politico manifestato dal cardinale Zuppi in una recente intervista al Corriere, in cui ha ammesso che Trump “ha aperto finestre di pace in Medio Oriente”, fosse applicata dai giornalisti del quotidiano in questa circostanza!

Prima di tutto due considerazioni generali. La prima concerne il carattere emergenziale assunto nel nostro Paese dal problema della sicurezza. Parlano i numeri relativi a furti, scippi, estorsioni, accoltellamenti, e non solo in aree sensibili come le periferie o le stazioni ferroviarie. Di fronte non solo ai dati, ma anche all’esperienza diretta di molti, anche coloro che, soprattutto a sinistra, parlavano fino a ieri di una mera “percezione” distorta del fenomeno, hanno dovuto ammettere che le cose non stanno purtroppo così. La seconda concerne il fatto che la sicurezza non dovrebbe essere questione né di destra e né di sinistra, concernendo la quotidianità di ogni cittadino indipendentemente dalle sua convinzioni etiche o politiche.