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Ultimo aggiornamento: 7:50

di Alberto Minnella

Ho ascoltato recentemente un’intervista di Gherardo Colombo sulle regole ed è stato come entrare in una zona del discorso pubblico che raramente frequentiamo: quella in cui non ci si limita a chiedere “quale legge?”, ma si tenta di capire che cosa sostiene una legge affinché possa essere davvero tale. Nelle sue parole emerge l’idea che le norme non vivono di autorità, ma di riconoscimento. E il riconoscimento è qualcosa che avviene sempre dentro le persone prima che nei tribunali.

Colombo lo ripete con calma: una regola funziona solo se incontra una coscienza capace di percepirla come parte della convivenza. Altrimenti resta un segnale neutro, un’indicazione che può essere letta, ignorata o aggirata senza alcuna risonanza interiore. È questo scollamento tra norma e interiorità che caratterizza sempre più spesso il nostro tempo. Non è una colpa individuale, ma un effetto di un contesto in cui tutto sembra temporaneo, reversibile, intercambiabile: anche i limiti.