Un appuntamento imperdibile, quello che la Fondazione Memmo propone periodicamente con il ciclo di mostra Conversation Piece Part XI curato da Marcello Smarrelli. Non è soltanto un programma di mostre, assolutamente no. È piuttosto una torre di avvistamento verso la contemporaneità internazionale, investigando pensiero e azioni degli artisti delle ultime generazioni. Accade anche da oggi con Affrettati lentamente, la collettiva con Alicja Kwade, Paul Maheke, Enrique Ramirez, Prem Sahib e Henry Taylor, una panoramica che include nomi di diverse geografie ma anche di tendenze di ricerca dissimili. Esiste un tempo interno alle opere d’arte, si chiede il curatore Smarrelli?

Ed ancora: come si percepisce, come si misura e quale valore assume, reale o simbolico, il tempo, nel processo creativo? Gli artisti coinvolti hanno concepito appositamente le proprie opere e naturalmente, hanno proposto nuovi immaginari, nuovi sguardi. Particolarmente significativa l’opera proposta da Kwade, non nuova a Roma (particolarmente interessante la sua mostra personale allestita negli ultimi mesi da Forof, a cura di Valentino Catricalà). L’artista crea una grande scultura sospesa con dei bracci dal soffitto, con elementi mobili che accolgono brandelli di pietre e di roccia. È un grande gioco, da un lato pericoloso, dall’altro poeticamente connesso con i ritmi di una ritualità che riguarda la natura, i suoi cicli, le sue trasformazioni. Osservarlo vuol dire perdersi nella dinamicità possibile di un oggetto che da un lato esprime leggerezza – richiamando da un punto di vista ideale certe esperienze d’avanguardia, pensiamo ai Mobile di Calder –, dall’altro il peso specifico di una lente che rompe le barriere di una rivoluzione tecnologica, quella della materia primigenia. Cinque opere costituiscono un ambiente concepito ad hoc da Maheke: ci parlano di decolonizzazione, di un territorio da esplorare, quello di corpi provenienti da geografie distanti eppure vicine al nostro sguardo. Tutto questo attraverso il gesto di una pittura che medita le anatomie, le restituisce nei profili dilatati. Corale, anche nell’insieme dei linguaggi, è l’intervento di Ramirez.