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L'ex premier mira alla leadership del campo largo: "Sì alle primarie e no a Renzi"
Il cosiddetto campo largo procede a strappi sulla politica estera, questo si sa. La spaccatura si è materializzata, l'ultima volta, giovedì alla Camera. Sei risoluzioni diverse sull'Ucraina per i sei partiti dell'opposizione. E poi l'Iran. Con il M5s che fa esplodere il centrosinistra non accodandosi al testo bipartisan. Ma non solo: Giuseppe Conte, in commissione Esteri alla Camera, ha convinto il Pd a votare anche per la sua risoluzione, sottoscritta da Avs. Basta mettere insieme i fatti, dunque, per capire che il pallino del fronte progressista ce l'ha in mano il pentastellato. Che infatti si prepara a dettare le condizioni per partecipare all'alleanza che punta a battere Giorgia Meloni alle politiche dell'anno prossimo. Due i diktat: le primarie di coalizione e l'esclusione di Matteo Renzi dalle liste. Il giorno dopo lo strappo, a Via di Campo Marzio - quartier generale del M5s - domina il sentimento della soddisfazione, seppur dissimulata. È un Conte in versione pigliatutto, quello che guarda ai prossimi mesi. Mentre Elly Schlein lo aspetta, lui rilancia. E i suoi, nei corridoi di Montecitorio, nelle ore in cui il centrosinistra si dilania, ostentano sicurezza. "Sull'Iran abbiamo fatto saltare il campo largo? Come si può far saltare qualcosa che non esiste?", dice sornione un contiano. Il sottotesto è che, la coalizione, esiste soltanto alle condizioni dei Cinque Stelle. A dare ragione ai post-grillini è il Pd. Che vota la risoluzione unitaria ma pure quella solitaria del Movimento sulle proteste a Teheran. Conte scende perfino in Piazza del Campidoglio per il popolo iraniano. Sulle risoluzioni sull'Iran "la strumentalizzazione è venuta da tutti" punge ancora gli alleati l'ex premier.






