VENEZIA - Antonio Tajani ha avuto ieri un «lungo e cordiale colloquio telefonico» con Marco Rubio. «Ho espresso l’apprezzamento per il sostegno degli Stati Uniti alla liberazione di Alberto Trentini e degli altri detenuti politici italiani, per il rilascio degli altri connazionali ancora nelle carceri venezuelane», ha annunciato il ministro degli Esteri, riferendo questo e altri temi affrontati con il segretario di Stato, nell’ambito dell’asse fra Roma e Washington che all’inizio della settimana ha agevolato la scarcerazione del cooperante di Venezia, dopo 423 giorni di detenzione senza accuse né tanto meno imputazioni. Una vittima della terribile “diplomazia degli ostaggi” attuata per anni dal regime di Nicolás Maduro, come riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli analisti di caratura internazionale, anche se in questi ultimi giorni un manipolo di leoni da tastiera (e complottisti da salotto) sta insinuando che il 46enne fosse «coinvolto in traffico di armi». Un’affermazione perfino ridicola, se non fosse comunque offensiva nei confronti di un uomo rinchiuso per un anno e due mesi in una cella di quattro metri quadrati, oltre che di mamma Armanda e papà Ezio costretti a patire una sofferenza indicibile. «Grazie a chi sceglie responsabilità, rispetto e verità», hanno preso posizione gli amici, in attesa di festeggiarlo al Lido.