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L'università di Torino ha concesso gli spazi al centro sociale per l'assemblea contro il governo Meloni "nell’urgenza di agire collettivamente per invertire il senso di marcia"
Domani a Torino gli antagonisti cercheranno di riaprire il capitolo Askatasuna con l'assemblea nazionale che si terrà in una delle sedi principali dell'Università degli Studi di Torino. Già questo potrebbe rappresentare un elemento di critica, in quanto un edificio pubblico viene messo a disposizione di un centro sociale noto per la sua violenza per un'assemblea che si pone come obiettivo quello di arrivare a un corteo nazionale che presenta già criticità per la sicurezza.
"A seguito di un positivo confronto instauratosi nei giorni scorsi, nei quali l'Ateneo ha ribadito la ferma condanna circa azioni violente e illegali, ma altrettanto ha riaffermato il proprio ruolo di luogo di dialogo e libero confronto democratico per tutta la propria comunità, è giunta richiesta formale di autorizzazione per l'uso di un'aula per l'assemblea del 17 da parte delle rappresentanze di Cua, Studenti indipendenti, Cambiare Rotta, Fgc, Coordinamento antifascista universitario", hanno dichiarato la rettrice Cristina Prandi e il prorettore Gianluca Cuniberti dell'Università di Torino. Parole che sono suonate critiche anche al segretario generale del sindacato di polizia Siulp Torino, Eugenio Bravo che sottolinea come sia noto "che questi gruppi abbiano spesso adottato modalità conflittuali e lontane dal dialogo democratico, individuando costantemente un nemico politico e sociale. E quel nemico, in primis, sono sempre state le forze dell'ordine".






