Non un semplice rimbalzo, ma un dato di crescita più strutturale, che potrebbe - secondo alcuni esperti - anche segnare la fine della crisi della manifattura. La stessa che attanaglia il Paese da circa un triennio. Sulla spinta della farmaceutica, dell’elettronica e dei macchinari, l’Istat ieri ha comunicato che a novembre 2025 la produzione industriale è aumentata dell’1,5 per cento rispetto al mese precedente: una performance che “doppia” quella dell’Eurozona (+0,7 per cento). A livello annuale la percentuale scende all’1,4 per cento. A livello trimestrale, poi, la manifattura italiana è in risalita dell’1,1 per cento.

Lo scenario degli ultimi anni - tra guerre, aumento dei prezzi dell’energia e dell’inflazione, barriere commerciali - ha penalizzato non poco gli ordinativi delle nostre industrie. Senza dimenticare la recessione - anche questa giunta alla conclusione - della Germania, nostro primo pagatore. Nel 2023 la produzione manifatturiera è arretrata del 2 per cento, nel 2024 del 4, nell’ultimo anno questo indicatore è stato costantemente negativo fino a maggio, per poi alternare segni più e segni meno.

Di fronte a questi numeri, la consistente ripresa di novembre e l’ipotesi di una conferma a dicembre fa dire a Paolo Pizzoni, Senior Economist di Ing, che «è aumentata la probabilità che l'industria contribuisca positivamente alla crescita del valore aggiunto». Cioè del Pil 2025, che secondo l’Istat si è chiuso a +0,6 per cento. In questa direzione, aggiunge l’economista, «le indagini congiunturali sulla fiducia delle imprese stanno mostrando una graduale ripresa degli ordini e un lento calo delle scorte, ingredienti positivi per una ripresa ciclica della produzione».