Farmaci, ancora una volta, ma non solo. I dati Istat sulla produzione industriale di novembre evidenziano una fase di ripresa allargata, con una crescita media dell’1,5% sul mese precedente, dell’1,4% in termini annui.
Se i progressi della farmaceutica (+8,7%) restano i più robusti, si registrano performance positive anche per elettronica, macchinari e metallurgia. A frenare le medie, ancora una volta, sono i mezzi di trasporto (-3,1%) trascinati al ribasso dagli autoveicoli (-7,6%), così come in calo di quasi tre punti è il settore chimico. In frenata di un punto il settore alimentare, mentre il tessile-abbigliamento resta al palo. Il bilancio degli 11 mesi migliora ma resta negativo (-0,5%) e a questo punto, mancando all’appello soltanto la rilevazione di dicembre, pare probabile che anche nel 2025, dunque per il terzo anno consecutivo, la produzione manifatturiera in Italia faccia segnare un arretramento, dopo il -2% del 2023 e il -4% dell’anno successivo. L’indice destagionalizzato si trova ora a quota 94,8, dunque quasi cinque punti al di sotto dei livelli medi del 2021 presi come riferimento.
Il contesto
Dati positivi ma ancora una volta interlocutori, che risentono di un quadro in bilico sotto più aspetti, a partire dallo scenario internazionale. Con l’avvio del 2026 - segnala l’Istat - segnato da nuovi focolai di instabilità che supportano le previsioni di un rallentamento dell’attività economica a livello internazionale per l’anno in corso. Difficoltà che si riverberano anche negli indicatori qualitativi delle imprese. Se nella media, tenendo conto di commercio e costruzioni, l’indice di fiducia nell’ultima rilevazione di dicembre è in progresso, non altrettanto accade per la manifattura, che vede invece ogni variabile orientata al ribasso, con la flessione di oltre un punto. Numeri non brillanti si segnalano anche sul fronte delle vendite internazionali. Per i mercati extra-Ue il dato di novembre è stato infatti negativo (-3,3%), abbassando la crescita degli undici mesi a soli due punti percentuali. Nei dieci mesi (qui i dati sono totali, c’è anche l’Europa), il progresso è del 3,4% ma si tratta di guadagni quasi interamente ascrivibili ad un un unico settore, quello farmaceutico (+34%), mentre altrove, tra chimica e tessile-abbigliamento, gomma-plastica ed elettronica, macchinari e autovetture, si sperimentano solo stagnazione o riduzione dei valori.









