Giovanni Memola è stato il sindaco dell’ultimo passaggio. L’ultimo prima dell’elezione diretta, l’ultimo socialista alla guida di Palazzo di Città, l’ultima espressione di un sistema politico che stava rapidamente dissolvendosi. È morto nelle scorse ore all'età di 90 anni (compiuti l'8 agosto) dopo una lunga malattia, affrontata negli ultimi anni con grande riservatezza, ma lasciando un segno profondo in una generazione politica che oggi lo ricorda con parole di affetto e riconoscenza.

Nato a Bari nel 1935, di professione ingegnere, Memola era cresciuto politicamente nelle file del Partito socialista italiano, in una stagione in cui il Psi rappresentava uno degli assi portanti della vita amministrativa cittadina. Più volte consigliere comunale, presidente di una delle aziende sanitarie cittadine, assessore tra il 1992 e il 1993, arrivò alla fascia tricolore il 27 ottobre 1994, in una città attraversata dalle ricadute locali della crisi della Prima Repubblica e dalle tensioni prodotte dalle grandi inchieste giudiziarie dei primi anni Novanta.

Il suo mandato, breve e complesso, coincise con una fase di transizione profonda. Governare Bari significava allora soprattutto tenere insieme un’amministrazione provata, in un clima di sfiducia diffusa e di cambiamento imminente. In quei mesi Memola rappresentò Bari anche in momenti simbolici, come l’inaugurazione della Fiera del Levante del 1994, in un contesto in cui la città cercava di riaffermare il proprio ruolo nel Mezzogiorno.