Le pistole, i bastoni, i coltelli. I Pitbull tenuti stretti al guinzaglio, gli sguardi arrabbiati verso la telecamera. E poi i borselli, le felpe con i cappucci, i monopattini. Eccoli qua, i ragazzi di seconda generazione. Giovani che qualcuno chiama in modo sprezzante «maranza». A Torino otto di loro sono ritenuti tra i responsabili della guerriglia urbana nel cuore della città, davanti alla Prefettura. Di aver lanciato bottiglie e bastoni contro le forze dell’ordine, incendiato cassonetti e costruito barricate con tavole di legno per bloccare gli agenti. L’aggressione ai passanti Quella sera, era il 3 ottobre scorso, i “giovani incappucciati” hanno anche aggredito alcuni passanti, colpevoli di essersi ritrovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Violenze che alcuni di loro hanno poi ripetuto giorni dopo: in città ma anche in provincia, dove hanno preso di mira loro coetanei, accerchiati e rapinati sotto la minaccia di bottiglie di vetro o lame: «Se non ci consegni il monopattino ti accoltelliamo». Le immagini di violenza sui social Sui social si raccontano con fotografie scattate tra i marciapiedi e i palazzoni dove sono cresciuti. I bastoni tenuti in alto, la pistola - spesso una scacciacani - puntata verso chi scatta. Ed è proprio sui social che hanno raccontano anche parte di quella notte di follia. Iniziata come una delle tante giornate di sciopero per la Palestina, lanciata da sindacati e collettivi studenteschi, in solidarietà alla Sumud Flotilla. I cortei incriminati: Ogr, Leonardo, il 3 ottobre In piazza scendono oltre 20 mila persone: pensionati, lavoratori, studenti, antagonisti, i militanti di Askatasuna. Poi, qualcosa cambia. In mattinata un gruppo tenta l’irruzione alle Ogr e alla Leonardo. Ma è al corteo serale che si scatena la vera guerriglia urbana. Quando alla galassia pro Pal si aggiungono i giovani di seconda generazione, ragazzi tra i 15 e i 20 anni che subito prendono la testa del corteo. Sono la frangia estrema e lo mettono in chiaro: si scagliano contro le forze dell’ordine schierate davanti alla stazione di Porta Susa, e poi ancora in piazza Castello, davanti alla Prefettura. «Attacchi mirati - scrive il giudice nell’ordinanza - anche a sorpresa, mediante ripetuti lanci di bottiglie, pietre e bastoni».