Con l'area antagonista non c'entrano nulla.
Tanto meno con la politica. Eppure il 3 ottobre scorso, a Torino, si sono messi in testa a un corteo pro Palestina scatenando la guerriglia urbana in città. Nell'ambito dell'operazione denominata Riot, la Digos, diretta dalla dirigente Rita Fabretti, ha eseguito otto misure cautelari: cinque minorenni arrestati - due in carcere e tre in comunità -, tre maggiorenni, due sottoposti agli arresti domiciliari e uno con divieto di dimora nel capoluogo piemontese. Tutti di origine straniera di seconda generazione, sono accusati delle violenze avvenute durante il corteo serale, al quale parteciparono diverse migliaia di persone, nel giorno dello sciopero generale, indetto da Usb e Cgil, in solidarietà con la Palestina.
Il gip, nell'ordinanza, parla di un quadro "di allarmante spregiudicatezza criminale, connotato dalla totale assenza di freni inibitori e da un sistematico disprezzo per le norme fondamentali della convivenza civile". La giornata del 3 ottobre era iniziata con disordini nei pressi delle Ogr, dov'era in corso l'Italian Tech Week con la partecipazione, tra gli altri, della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del fondatore di Amazon, Jeff Bezos. Successivamente, gruppi di antagonisti - mentre il corteo dei sindacati sfilava senza incidenti - si erano spostati davanti alla sede della Leonardo, a Collegno, lungo corso Francia, alle porte di Torino. Qui si erano verificati scontri con le forze dell'ordine per circa un'ora. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sotto il coordinamento della procura ordinaria e della procura per i minorenni, gli indagati - il più giovane ha 15 anni, il più anziano 20 - nulla hanno a che fare con questi due episodi.











