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Quindi, oggi...: i soldati europei in Groenlandia, il futuro dell'Iran e Yulia Tymoshenko
- Non è carino dire: “avevo ragione io”. Però un po’ sì, su questa rubrica abbiamo avuto ragione quando sostenevamo che accanirsi per via giudiziaria contro Chiara Ferragni era sbagliato. Oltre che inutile. L’influencer è stata costretta a saldare multe milionarie per pratica commerciale scorretta, ha pagato la furbizia sui Pandori con la gogna mondiale, ha perso tutto il suo impero, ha quasi dovuto chiudere bottega, è considerata una sorta di paria quando prima era portata in giro come una regina. C’era davvero bisogno di processarla per truffa? No. Perché era logico che la truffa aggravata sarebbe caduta in tribunale e che le querele di parte sarebbero state ritirate una volta raggiunto l’accordo economico. Fatica sprecata.
- Poco importa se Chiara è stata “assolta” o “prosciolta”. La verità è che l’Italia dovrebbe imparare la differenza tra errore e reato. Non tutto quello che merita di essere punito deve poi portare a una condanna sul piano penale. Ferragni ha commesso un peccato grave? Sì. Ha pagato? Abbondantemente, sia dal punto di vista amministrativo (la multa dell’Agcom) sia in termini di visibilità. Non vi era alcun bisogno di accanirsi per via giudiziaria: davvero potete pensare che quella pubblicità ingannevole nascondesse una truffa fatta e finita?






