"Come si fa a difendere Maduro?". La domanda, più che legittima, a Elly Schlein non la fa qualche esponente del centrodestra ma un papavero del Partito democratico, Graziano Delrio. L'ex ministro è uno dei big dell'ala riformista che da qualche mese si sente sempre più stretto nel Pd pro-Pal e anti-amerikaneggiante forgiato dalla segreteria per inseguire Maurizio Landini, Giuseppe Conte e il dinamico due Bonelli e Fratoianni.

Non è un caso che proprio Delrio sia segnalato dai retroscena come uno dei più attivi nel cercare di forgiare una alternativa alla Schlein in vista delle elezioni politiche previste per il 2027, in un balletto di nomi che va da Romano Prodi ed Ernesto Maria Ruffini e arriva fino alla europarlamentare dem Pina Picierno e alla sindaca di Genova Silvia Salis.

Il ragionamento di Delrio, intercettato da Augusto Minzolini per il suo dietro le quinte sul Giornale, affonda le sue radici nel complesso quadro internazionale di queste settimane. Dall'Ucraina a Gaza si è passati ad altri focolai caldissimi come il Venezuela e la Groenlandia, e nelle ultime ore l'Iran. Il Pd appare spaccato al suo interno tra i pragmatici da un lato e i barricaderi anti-Trump dall'altro. In particolare è proprio il blitz militare della Casa Bianca a Caracas, che ha portato alla destituzione del dittatore rosso Nicolas Maduro, ad agitare gli animi al Nazareno.