Energia, difesa e chip. Sono i tre campi d’azione su cui gioca Giorgia Meloni nella missione ufficiale in Asia, in calendario da oggi al 19 gennaio: prima tappa veloce in Oman, in Giappone la seconda, l’ultima in Corea del Sud. Sullo sfondo c’è il cambio di scala della geopolitica nazionale, che dalle rotte commerciali alla competizione strategica individua nell’Indo-Pacifico una nuova frontiera che va a sommarsi a quelle, fisiologiche, nel Mediterraneo e in Europa e a quelle, già più consolidate, nel Golfo e in Africa. Il tour parte oggi da Muscat.
Invitata dal sultano Haitham bin Tariq Al-Said, la premier rafforza il legame con una potenza regionale solida, cui viene riconosciuto un ruolo di mediazione dal Medio Oriente tutto, capace di muoversi con discrezione e efficacia nelle crisi locali, dall’Iran allo Yemen. I due leader si sono incontrati a inizio dicembre, quando Meloni atterrò in Bahrein al 46esimo vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo, unica ospite straniera. Nel Sultanato, l’unico Paese del Golfo in cui il presidente non ha messo piede, ci saranno due questioni cruciali. La prima è geopolitica: si parlerà di Gaza, anche in vista del possibile ruolo del governo nel Board of Peace che supervisionerà l’amministrazione transitoria e la ricostruzione della Striscia. Da Palazzo Chigi fanno sapere che Meloni sarà al World Economic Forum di Davos, in programma dal 19 al 23 gennaio e su cui Donald Trump piomberà con una delegazione monstre, solo sein quella sede verrà convocato il Board. La seconda questione è energetica: dopo l’accordo per un corridoio di idrogeno liquido siglato dal Sultanato, l’Italia vuole facilitare il progetto di perforazioni e progetti infrastrutturali per trasportare energia fino in Germania, offrendo aziende e competenze.














