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Ultimo aggiornamento: 8:31
Sei procuratori federali in servizio nell’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il Distretto del Minnesota si sono dimessi martedì 13 gennaio in un gesto di protesta senza precedenti contro le pressioni della leadership del Dipartimento di Giustizia (DOJ). Al centro della frattura interna c’è il modo in cui il governo federale sta gestendo l’indagine sulla morte di Renee Nicole Good, la 37enne di Minneapolis uccisa mercoledì scorso da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE).
Tra i dimissionari figura Joseph H. Thompson, 47 anni, numero due della procura federale del Minnesota, noto per aver guidato importanti inchieste su frodi nei servizi sociali. Thompson si è rifiutato di cedere alle richieste dei vertici del DOJ di avviare un’indagine penale sulla vedova di Good, Becca Good, ritenendo che spostare l’attenzione su di lei fosse “inappropriato” e non pertinente alla responsabilità dell’agente nell’uccisione.
Fonti vicine alla decisione raccontano che il DOJ aveva chiesto all’ufficio federale di perseguire la moglie di Good per presunti legami con gruppi di attivisti contrari alle operazioni anti-immigrazione, un’indagine che secondo Thompson distoglieva risorse da questioni più urgenti. I colleghi che hanno lasciato l’incarico insieme a lui includono Harry Jacobs, Melinda Williams e Thomas Calhoun-Lopez, tutti con lunga esperienza nelle rispettive divisioni di competenza.















