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I commissari: "Sei anni di saccheggi, quella di Arcelor è stata un'acquisizione killer. Con una governance parallela consegnate agli indiani le attività a maggior valore"
Uno schema d'azione perpetrato fin dall'inizio, ben prima dell'ingresso di Invitalia avvenuto nel 2021 nella newco Acciaierie d'Italia (Adi, ex Ilva) con cui ArcelorMittal avrebbe dovuto condividere la gestione dopo quattro anni di autonomia e mani libere a Taranto. Un modus operandi con il quale i franco-indiani hanno "saccheggiato" sistematicamente il siderurgico tanto da definire l'acquisizione, avvenuta sotto il governo Gentiloni e perfezionata dall'esecutivo guidato da Giuseppe Conte, un'autentica "killer acquisition" che ha prodotto danni ingentissimi: la richiesta di danni è di oltre 7 miliardi.
Dallo studio delle 270 pagine che costituiscono l'atto d'accusa depositato presso il Tribunale di Milano dai commissari straordinari di Adi, e che il Giornale ha potuto consultare, emerge chiaramene lo schema ArcelorMittal. Nella ricostruzione agli atti, la piovra francese si è mossa sulla base di una strategia preordinata e "predatoria" per favorire l'improprio e sistematico trasferimento di valore da Adi ad ArcelorMittal. Cinque le mosse principali attuate: modificare in modo irreversibile il modello di business della società, esternalizzando tutte le attività a maggior valore aggiunto in capo al Gruppo ArcelorMittal; utilizzare le dinamiche infragruppo allo scopo di trasferire valore da Adi verso ArcelorMittal; intermediare i rapporti tra la società e i propri clienti, progressivamente sviandoli verso altre società di ArcelorMittal; limitare l'apporto di risorse finanziarie verso la società in modo tale da porre Adi in una situazione di strutturale dipendenza finanziaria da ArcelorMittal; infine, ridurre la propria partecipazione al rischio d'impresa anche consentendo l'ingresso nella newco di Invitalia (solo nel 2021). Concretamente tutto ciò è stato reso possibile creando una governance parallela fatta di nomine dettate dai francesi, deleghe in capo a pochi manager ed esternalizzazioni a consulenti di stretta fiducia dell'ad (Matthieu Jehl nella prima fase e Lucia Morselli dal 2018): il sistema di approvvigionamento delle materie prime, quello commerciale e la gestione della tesoreria sono state tutte gestite fuori azienda.








