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Il No ricorre al Tar sui giorni del voto. La reazione del Sì: "Vogliono mettere in difficoltà Mattarella"

"C'è stato un accordo col Colle sulle date, non mi faccia dire di più". Un parlamentare di centrosinistra che peraltro voterà No non alza i toni ma la frustata ai promotori delle firme si sente eccome. È un richiamo a quel fronte, a quella galassia mossa da politica e pezzi di magistratura, che sta provando a polemizzare sulla data del referendum. E che da un paio di giorni cerca di tirare la giacchetta del capo dello Stato.

Al Quirinale, raccontano più fonti, la data del primo marzo non era piaciuta troppo. Soprattutto per un punto: con quesiti così complessi, serviva tempo per informare i cittadini. Così, dopo interlocuzioni fitte, si è trovata la quadra: 22 e 23 marzo. Da qui, un compromesso pulito, condiviso con il governo di Giorgia Meloni, e anche con il centrosinistra. La procedura per la richiesta referendaria, come chiarito dal ministro della Famiglia Eugenia Roccella, ha coinvolto la minoranza: "Con due delegazioni composte addirittura dai capigruppo di Camera e Senato". Nessuna forzatura del centrodestra, quindi.