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Gli Usa non volteranno le spalle al popolo iraniano
I conduttori televisivi israeliani lo ripetono: non ci sono indicazioni di allarme, i rifugi semmai si apriranno al bisogno, gli ospedali sono attrezzati. Gli esperti scherzano: "Berremo il solito bicchier d'acqua, scenderemo nei rifugi per poi tornare a lavorare". Si sa bene che l'Iran dispone di missili balistici, ma dopo aver assaggiato l'aviazione israeliana nella guerra dei 12 giorni, forse gli ayatollah ci penseranno due volte. Di più: se Israele dopo il 7 ottobre non avesse impugnato il proprio destino fino a fronteggiare Hamas, Hezbollah e poi, con gli Usa, anche l'Iran, difficile immaginare che si sarebbe concretizzata l'idea che il regime fosse vulnerabile. Il regime si è indebolito, il popolo marcia nelle strade verso lo scontro finale. Israele ci tiene a mantenere un volto quieto: è quello che risponde per le rime agli ayatollah e ai loro uomini, come Aragchi, ministro degli Esteri, e il capo di Stato maggiore, Mousavi, che lo minacciano sostenendo che è implicato nella rivoluzione: colpiremo chi la sobilla, chi ha reso una congiura politica la protesta economica. Faremo a pezzi ogni obiettivo di interesse per gli americani, innanzitutto Israele. Ma la sacrosanta esplosione del popolo oppresso in ogni sua espressione contro il regime, è una nuova rappresentazione di un dramma già spento nel sangue più volte.






