MESTRE - Le porte sono di quelle alte, come si usava nei bagni delle scuole elementari, anche se qui siamo all’università. E sotto non ci passa solo qualcosa di sottile, ma anche la mano e perfino l’avambraccio. Quelli che due studentesse universitarie nelle scorse settimane hanno visto sbucare mentre erano chiuse in bagno, e in quelle mani c’erano degli smartphone che le avrebbero fotografate o filmate. Due episodi avvenuti a pochi giorni di distanza poco prima di Natale, con Ca’ Foscari che alla ripresa delle lezioni ha lanciato l’alert a tutto il Campus di via Torino, scrivendo una mail a studentesse e studenti (in italiano e in inglese, visto che qui ci sono numerosi ragazzi stranieri) di prendere tutte le precauzioni prima di recarsi nei servizi. E (per chi ce la fa) di tentare di strappare quello smartphone dalle mani del molestatore, chiudendosi poi dentro al bagno e chiedendo soccorso chiamando il centralino dell’Università.
I due episodi, entrambi regolarmente denunciati dalle studentesse che temono di essere state filmate, sono avvenuti nell’edificio “Zeta” del Campus, una palazzina di due piani che sta alle spalle dei fabbricati affacciati su via Torino, e sempre negli stessi servizi igienici per le donne che si trovano in mezzo agli ingressi delle aule 1 e 2. Oltre alle denunce, un post è stato pubblicato in Instagram sulla pagina “bachecaspottedunive” e la voce, sul web, è iniziata subito a circolare, fino a quella mail ufficiale to all students of the Scientific Campus inviata da Ca’ Foscari. “Desideriamo informarvi di un episodio di estrema gravità nei bagni delle donne - si legge nella mail -. Due studentesse hanno il fondato sospetto che gli smartphone stessero effettuando delle riprese. Il dispositivo è stato immediatamente ritratto quando le studentesse si stavano apprestando ad uscire”. Non solo, Ca’ Foscari ha anche chiesto a tutti di segnalare alla mail del Campus “qualsiasi episodio sospetto”, ma anche a cercare di impossessarsi dello smartphone “pirata” se dovesse fare nuovamente capolino da sotto la porta. Infine, l’Università fa sapere di non escludere l’adozione di non meglio precisati “sistemi di sorveglianza e dissuasione”.






