È bufera in Basilicata sulla norma che reintroduce i vitalizi per i consiglieri regionali. Si tratta dell'ottenimento di un assegno mensile di circa 600 euro al compimento dei 65 anni, a fronte del versamento di contributi pari a 570 euro al mese per i cinque anni di mandato. Quanto la pensione minima di chi in Basilicata ha lavorato per una vita. In altre parole un mini vitalizio, approvato dalla maggioranza del centrodestra del parlamentino lucano - con astensione di Avs-Psi e voti contrari di M5s, Pd e Basilicata Casa Comune - come emendamento al collegato alla legge di Stabilità a ridosso del Natale.
Una manovra criticata da opposizione e sindacati, non solo perché la nuova disciplina prevede un’integrazione a carico del bilancio del Consiglio regionale stimata in circa 1.400 euro mensili per beneficiario, ma soprattutto perché la norma è retroattiva, estendendosi fino agli ex consiglieri della decima legislatura cominciata nel 2013.
Non è certo una novità per il governo regionale della Basilicata. Un primo tentativo di reintrodurre i vitalizi, dopo l'abolizione per legge nel 2013, risale al 2017. Allora al governo di centrosinistra della Regione c'era Marcello Pittella (Pd), passato in Azione e attualmente presidente del Consiglio regionale della Basilicata con il governo di centrodestra. Le polemiche che ne seguirono spinsero il Consiglio ad abolire la norma e a costituire un fondo di solidarietà che prevedeva una decurtazione del 10% dell’indennità base mensile (pari a circa 6.500 euro) destinata a finalità sociali.








