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13 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:28

Tutti licenziati, o quasi. È questo il destino che Inalca, azienda del gruppo Cremonini, ha in serbo per i 165 dipendenti impiegati nell’ex sito produttivo di lavorazione carni di Reggio Emilia, distrutto dall’incendio del febbraio 2025. A lanciare l’allarme sono i sindacati di categoria alimentare Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil. Le sigle hanno incontrato i dipendenti – in cassa integrazione fino al 10 febbraio – per aggiornarli sulle intenzioni dell’azienda a quasi un anno dalla notte in cui un rogo distrusse l’impianto, dove già a ottobre era scattato l’allarme per la mancata bonifica del sito. I sindacati hanno richiesto la convocazione immediata del tavolo di crisi in Regione Emilia-Romagna, che si terrà venerdì.

Le sigle parlano di “stupore e rabbia” perché la discussione che si è sviluppata in questi mesi “non ha mai riguardato il rischio di licenziamenti di massa, ma le condizioni economiche da garantire ai lavoratori che avrebbero accettato di ricollocarsi principalmente in altri tre stabilimenti, quelli di Inalca, Fiorani e Castelfrigo sui territori di Piacenza, Modena e Mantova. “Le motivazioni? Secondo l’azienda sarebbero riconducibili a una riduzione dei volumi complessivamente lavorati per Coop Alleanza 3.0 che avrebbe ridotto di oltre il 40% le sue richieste verso Inalca puntando su altri fornitori e da altre cause di natura congiunturale che determinerebbero un rilevante calo sul mercato delle carni bovine”, hanno spiegato Ennio Rovatti (segretario generale Uila Uil Modena e Reggio Emilia), Valerio Bondi (segretario generale Flai Cgil Emilia-Romagna) Salvatore Coda (segretario generale Flai Cgil Reggio Emilia) e Daniele Donnarumma, segretario generale Fai Cisl Emilia Centrale.