«Grande gioia», «splendida notizia». Esultano per la liberazione di Alberto Trentini, le opposizioni. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che da Pd a M5S ad Avs si erano moltiplicati, in questi 423 giorni di prigionia, gli appelli al governo a fare di più per la liberazione del cooperante italiano.
Ma nei post e nelle dichiarazioni con cui i leader del centrosinistra salutano la scarcerazione di Trentini, più di quello che c’è a balzare agli occhi è ciò che non si trova: nessuno – o quasi – cita il governo italiano. Nessun riferimento all’impegno dell’esecutivo nel suo complesso, men che meno a Giorgia Meloni o Antonio Tajani. Piuttosto un generico «grazie» a «tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa». Così scrivono ad esempio sia Elly Schlein che Giuseppe Conte, mentre Nicola Fratoianni di Avs ringrazia nel suo post «ogni persona che abbia contribuito alla sua liberazione» e Angelo Bonelli parla genericamente di «risultato importante». L’unica nota difforme nel campo delle opposizioni arriva da Azione, con Elena Bonetti che invece cita sia il governo che «la nostra diplomazia».
Tanto che viene quasi il sospetto che la linea del fronte progressista sia stata concordata: non riconoscere all’esecutivo il merito della liberazione, come invece un anno fa sia Schlein che Conte avevano fatto con la liberazione di Cecilia Sala dal carcere di Evin. Difficile dire se per convinzione che l’esecutivo non abbia fatto abbastanza, per calcolo politico (meglio non puntualizzare troppo sui meriti di Meloni e Tajani) oppure per un certo imbarazzo (sotto ai post in questione in effetti non sono poche le stoccate, che seguono più o meno questo spartito: avete criticato l’intervento di Trump in Venezuela, ma se non fosse stato per la mossa del presidente Usa Trentini sarebbe ancora dietro le sbarre del Rodeo).












