«Le scuse da sole non bastano. Sono andate storte troppe cose. C’è un prima e un dopo la tragedia, che è responsabilità dei Moretti ma anche delle autorità. Crans Montana non sarà più la stessa. È giunto il momento di porre fine agli accordi segreti e ai legami tra politica e interessi personali; questo nepotismo deve finire anche se ci conosciamo tutti». Nella composta Svizzera iniziano a volare gli stracci.
L’attacco arriva dall’ex ministra Micheline Calmy-Rey, vallesana e originaria proprio di Crans con tanto di cottage di famiglia esposto al sole, anche se trasferita da tempo in quel di Ginevra. Una socialista nel cantone più democristiano della Confederazione, minoranza sia lì sia nella sua città d’origine, governata da tre mandati dal sindaco capatàz, Nicolas Féraud, l’uomo che si è incollato alla poltrona dopo la tragedia, attualmente il più impopolare al di là ma anche al di qua delle Alpi.
La parola tecnica è “copinage”, Libero l’ha scritto fin dal primo giorno, quella cortina di consorteria che mena il torrone nella valle, avvolge il sole di nebbia e consente alle leggi cantonali di restare lettera morta, perché non avvengono i controlli. La domanda che tutti si fanno è come sia possibile che, a suon di soldi, i coniugi Moretti, dalla Corsica con pochi scrupoli, si siano comprati la fiducia e di fatto la cittadinanza di una comunità di diecimila persone che gira tutta intorno a tre cognomi, i Bonvive, i Clivatz e appunto i Rey.









