E'stata l'uccisione di Mahsa Amini e di altre giovani come lei a spingere alla protesta gli iraniani, non ne possono più della repressione politica e del collasso economico: quanto sta avvenendo in questi giorni è frutto di tutto questo, dell'insofferenza nei confronti del governo: a dirlo all'ANSA è Hasti Diyè, una docente iraniana di 43 anni fuggita all'estero, ad Istanbul, dopo essere stata più volte catturata e incarcerata per aver protestato contro il regime degli Ayatollah.

In queste ore sta tentando di rientrare nel suo paese, in pena per la sorte di genitori, sorella e amici, oltre che degli amati gatti.

"Non ho loro notizie da una settimana - dice piena di dolore - e la preoccupazione è fortissima, ho già fatto i biglietti per provare a tornare, anche se giorni fa i voli erano stati cancellati e non si riesce più a comunicare".

La donna è contraria a ipotesi di intervento americano. "Ciò di cui abbiamo bisogno - spiega - è che la comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani ascoltino le nostre voci e si esprimano contro questo massacro. Sebbene ci siano alcuni iraniani, stremati da questo regime sanguinario, che guardano agli Stati Uniti come ad una via d'uscita, credo che la libertà di una nazione possa essere conquistata solo dal popolo stesso".