Ventitré anni, curda, il sogno di lavorare nella moda e di vivere una vita normale.
Tutto finito in un attimo. La brutale repressione del regime iraniano le ha tolto la vita, sparandole alle spalle. Rubina Aminian, originaria di Marivan, è stata uccisa mentre era per strada con tanti giovani come lei, a manifestare contro un governo liberticida che da ormai oltre due settimane sta cercando in tutti i modi di mettere a tacere una generazione stanca, che reclama diritti anche a costo della propria incolumità. Che vuole libertà.
La stessa cosa che voleva Rubina, studentessa di design tessile e di moda allo Shariati College di Teheran. Secondo Iran Human Rights è stata uccisa la sera di giovedì scorso, dopo aver lasciato l'università per partecipare alle manifestazioni di protesta.
Le hanno sparato alla testa, da dietro, a distanza ravvicinata. Come se fosse un'esecuzione. Dopo aver appreso della sua morte, per identificarla i membri della sua famiglia sono andati da Kermanshah, dove vivono, alla capitale Teheran. Secondo fonti vicine alla famiglia raccolte dall'ong, nello stesso luogo dove era stato messo il corpo di Rubina, beffardamente vicino all'università, c'erano i cadaveri di centinaia di giovani uccisi durante le proteste.











