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I partiti di maggioranza e una parte di quelli di opposizione hanno presentato alla Camera due richieste per indire un referendum sulla riforma costituzionale della giustizia approvata giovedì dal parlamento, su proposta della maggioranza di destra. Era ampiamente atteso che lo facessero: è un passaggio previsto e in un certo senso incentivato dalla Costituzione per le riforme costituzionali che vengono approvate dal parlamento con una maggioranza risicata.
La procedura di approvazione delle leggi che integrano o modificano la Costituzione è descritta nell’articolo 138 della stessa Costituzione. Il parlamento deve approvarle in due diverse sessioni, quindi con un totale di quattro votazioni – due alla Camera e due al Senato – invece delle due previste per le leggi ordinarie, una alla Camera e una al Senato. Tra le due sessioni devono trascorrere almeno tre mesi, per fare in modo che le modifiche alla Costituzione non vengano approvate di fretta o sull’onda emotiva di qualche evento, e che in questo tempo possa svilupparsi un dibattito più ampio tra i parlamentari e nell’opinione pubblica.
Se nella terza e quarta votazione la legge costituzionale viene votata in entrambe le camere con una maggioranza superiore ai due terzi degli aventi diritto (400 deputati e 200 senatori), viene automaticamente approvata: viene quindi pubblicata in Gazzetta Ufficiale e poi promulgata dal presidente della Repubblica.













