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12 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:33

Dall’inizio della seconda presidenza Trump è diventata una costante: superare sempre nuove linee rosse, agire senza scrupoli anche quando la conseguenza è minare le istituzioni democratiche. Lunedì, in questa scia, gli Stati Uniti sono entrati in un altro territorio istituzionale inesplorato. A valle di mesi di attacchi nei suoi confronti dal parte del presidente, il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell: nel mirino la ristrutturazione degli edifici della banca centrale, un progetto da 2,5 miliardi di dollari che il tycoon nei mesi scorsi aveva definito “eccessivo“. La mossa è senza precedenti e da subito il caso ha assunto una dimensione che va ben oltre il profilo tecnico dell’inchiesta: lo stesso Powell ha denunciato che in gioco c’è l’indipendenza della politica monetaria statunitense.

“La minaccia di un’incriminazione è la conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi d’interesse sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, piuttosto che seguire le preferenze del presidente“, ha affermato in un videomessaggio. “Si tratta di stabilire se la Fed sarà in grado di continuare a fissare i tassi di interesse in base alle condizioni economiche, o se invece la politica monetaria sarà guidata da pressioni politiche o intimidazioni“, ha affermato Powell in un videomessaggio. Secondo il presidente della Federal Reserve, l’indagine è un “pretesto” e “dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni esercitate dall’amministrazione” di Trump.