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Dalle analisi di Dominic Cummings alla decisione degli Emirati Arabi Uniti di restringere i finanziamenti agli studenti diretti nel Regno Unito: nei campus britannici cresce l’influenza dell’Islam politico, tollerata in nome del pluralismo ma osservata con crescente diffidenza dalle élite mediorientali

L’allarme era stato lanciato senza mezzi termini da Dominic Cummings, già consigliere del primo ministro britannico, secondo il quale le élite del Golfo avrebbero smesso di fidarsi delle università del Regno Unito, considerate non più luoghi di formazione delle classi dirigenti ma spazi orientati all’attivismo ideologico. Oxford e Cambridge, nelle analisi riportate, non sarebbero più percepite come garanzia di istruzione neutrale ma come ambienti nei quali i giovani rischiano di essere esposti all’attivismo islamista.

Le parole di Cummings riproposte da Sassate.it e inizialmente liquidate come esagerate da alcuni esponenti dell’establishment britannico, hanno trovato riscontro in un fatto concreto: gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di escludere le università inglesi dal loro programma di borse di studio statali per studenti diretti nel Regno Unito. Il Paese del Golfo ha escluso gli atenei britannici dall’elenco delle istituzioni idonee a ricevere finanziamenti statali per evitare che i propri cittadini possano entrare “nella sfera di influenza dei Fratelli Musulmani”. La decisione si inscrive in una strategia più ampia degli Emirati per combattere quello che definiscono islam radicale e per prevenire qualsiasi forma di radicalizzazione tra i giovani che studiano all’estero.