«Chi mi conosce sa che non mi tiro mai indietro. Ma ci deve essere un lavoro di squadra, di cui fa parte anche la stampa. È essenziale». Si presenta così Massimo Gambino, da oggi ufficialmente nuovo questore di Torino. Poi detta subito l’agenda delle sue priorità, dall’ordine pubblico alla microcriminalità: «Puntiamo sul dialogo e sulla prevenzione, gli ultimi dati dicono che c’è un importante controllo del territorio ma bisognerà lavorare per coprire ancora di più».

Gambino, classe 1963, arriva dalla questura di Bari per sostituire Paolo Sirna, trasferito a Reggio Calabria dopo un solo anno segnato dalle tensioni e dagli scontri di piazza con antagonisti e manifestanti pro Palestina (dagli assalti alla Leonardo e alle Ogr, fino alla irruzione nella redazione de La Stampa). «Non parlo mai di chi mi ha preceduto - frena Gambino - Paolo Sirna è un mio compagno di corso, ci siamo confrontati, ha lavorato e seguirò alcune delle attività che ha fatto. Poi ognuno ha le sue esperienze e i suoi criteri. Permettetemi di entrare in punta di piedi, non a gamba tesa: ho parlato con il mio predecessore e con i miei collaboratori, ho l’umiltà di informarmi prima di parlare».

Prevede una stretta sulle manifestazioni e su Askatasuna, il centro sociale sgomberato appena prima di Natale? «È una realtà che esiste e su cui si deve lavorare, possibilmente con il dialogo. A patto che dall’altra parte ci sia la volontà».