Giorgia Meloni rilancia sul secondo capitolo del decreto sicurezza con l'obiettivo della messa a punto di un nuovo pacchetto di misure previsto in uno dei prossimi Consigli dei ministri.
Un tema sempre complesso nelle dinamiche del centrodestra, con visioni e sensibilità diverse tra i partiti della coalizione. Uno snodo delicato dove si intersecano anche le posizioni nette all'interno della maggioranza sulla questione delle armi da inviare all'Ucraina, che in più occasioni hanno visto contrapposta la Lega di Salvini agli alleati.
Da tempo il ministero dell'Interno ragiona sulle nuove misure da inserire in uno o più provvedimenti. Un ragionamento che ha portato a elevare sempre più l'attenzione sull'argomento, anche alla luce dei più recenti fatti di cronaca, come ad esempio le aggressioni notturne alla stazione Termini di Roma o l'assassinio del controllore delle Ferrovie alla stazione di Bologna. Un testo ancora non c'è ma nelle file della maggioranza si fanno già ipotesi sulle norme che dovrebbero finire nel nuovo pacchetto, con diversi distinguo. A partire dalla necessità o meno di utilizzare l'esercito sulle strade, come invoca il Carroccio con voce unanime.
Scontrandosi ancora una volta con Fratelli d'Italia, decisamente più propensa al rafforzamento del sistema di sicurezza gestito dalle forze dell'ordine. Il perimetro degli interventi immaginati è ampio e toccherebbe vari aspetti: immigrazione, organizzazione delle forze di polizia e sicurezza urbana. L'estensione a livello nazionale del "modello Caivano", cioè l'impianto di misure sperimentato nel comune campano, potrebbe rappresentare uno dei pilastri del progetto. Con un rafforzamento degli strumenti di prevenzione e una maggiore responsabilizzazione dei genitori, in particolare sul fronte della vendita e del possesso di coltelli tra i minorenni. Nel mirino dell'esecutivo c'è anche il fenomeno delle baby gang nelle aree urbane. Ci sarebbe anche il capitolo immigrazione, un altro tema caro al partito di Salvini. Il Viminale starebbe ragionando su alcune misure per rendere "più rapide ed efficaci le espulsioni", con procedure semplificate e tempi ridotti.







