“Ho incontrato Oliviero a 24 anni e il nostro è stato un cammino straordinario, ci siamo divertiti come pazzi. Lui mi ha travolto”: così Kirsti Moseng racconta a Repubblica la vita dopo la scomparsa del suo Oliviero Toscani, il grande fotografo italiano morto nel gennaio 2025 a causa di una malattia rara, l’amiloiodosi.
Restia ai riflettori e alle interviste, Moseng è stata la terza moglie del fotografo e nelle sue parole c’è la consapevolezza di chi ha saputo esserci sempre: “Non ho mai sentito il bisogno di essere visibile. Ma c’ero sempre. Studiavamo le sue campagne, curavo i suoi contratti e la sua agenda, giravamo il mondo e non litigavamo. Mai. In cinquant’anni. Oliviero in realtà avrebbe voluto litigare, però diceva che con me era impossibile. Mi chiamava ‘freno a mano’ perché lo tenevo ben ancorato alla realtà, noi e i nostri tre figli“.
Di lui, dice, le manca tutto ma “soprattutto la voce. Quando passi la vita insieme a una persona quel timbro, quel suono diventa parte di te. Il lutto è come un’onda, un giorno ti travolge, il giorno dopo si acquieta. Ho 74 anni, la solitudine non mi spaventa. Da molti mesi sono a Santo Domingo, ospite di mia figlia Ali, ma presto tornerò nella nostra casa in Toscana, tra i boschi e i cavalli, là dove c’è tutta la mia esistenza insieme a Oliviero”.







