Sta in piedi in un angolo della cucina dove fino a giovedì sera hanno cenato tutti insieme. Così come aveva chiesto sua moglie. Seduti al tavolo, come fosse un pasto come tanti alla fine di una lunga giornata. Poche ore dopo, invece, Maria Cristina Gallo, è morta. Il marito Giorgio Tranchida, responsabile della sede del Consiglio nazionale delle ricerche di Torretta Granitola nel Trapanese, ancora ieri, nel giorno della camera ardente allestita nel salone di casa, aveva lo sguardo fisso su quella tavola: «Era una persona splendida, bellissima. Mi sono innamorato dei suoi occhi», ripete fra sé e sé.

Tranchida, cosa conserva di quell’ultimo momento tutti insieme?

«Si reggeva in piedi a stento, ma si è seduta con noi e insieme abbiamo recitato il rosario. Lei ovviamente non ha mangiato e anche se era molto stanca ha aspettato che finissimo la cena io e i nostri due figli prima di stendersi di nuovo».

Non hai mai perso la speranza di combattere la malattia.

«Ha lottato fino alla fine senza mai una parola di rabbia, di rancore, di odio e di vendetta per tutto quello che è accaduto. Anche nei confronti dei medici, non si è mai accanita, voleva cambiare il sistema, non colpire l’eventuale singolo colpevole».