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Ultimo aggiornamento: 17:43
Caterina ha lanciato da un garage il suo appello in video – realizzato in collaborazione con l’Associazione Luca Coscioni – perché proprio in un garage si era tolto la vita due anni fa nella provincia di Torino suo marito Ezio, malato di Sla. L’uomo aveva appena ricevuto la prognosi e si suicidò. Non era a conoscenza della possibilità di poter accedere a cure palliative, sedazione profonda e nei casi più gravi come il suo anche alla morte volontaria con assistenza medica. Non era stato avvisato da nessuno. Nel video, Caterina si rivolge al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e chiede due cose fondamentali: perché i pazienti non vengono informati e perché spesso nemmeno i medici conoscono o comunicano le possibilità previste dalla legge? All’uomo era stata diagnosticata la Sla, malattia che nei mesi successivi era peggiorata sempre di più. Un venerdì Ezio era andato in ospedale e la notizia era stata: tracheotomia e respiratore artificiale. Lui non voleva vivere in quelle condizioni, e il lunedì successivo – era il 22 gennaio 2024 – si era impiccato nel deposito in cui a forza si era trascinato.
“Nessuno – sottolinea l’Associazione in una nota – gli aveva spiegato l’esistenza delle alternative previste dalla legge, come un percorso palliativo con anche sedazione profonda oppure l’aiuto medico alla morte volontaria da parte della Asl”. Anche u medici “non gli hanno detto nulla. Hanno alzato le braccia: siamo in Italia” racconta Caterina. Ma non è esattamente così. La morte volontaria è legale infatti dal 2019, previa il rispetto di determinati requisiti che l’uomo avrebbe soddisfatto. “Non è stata una scelta di coraggio – dice Caterina nel video – ma di ignoranza. Non sapendo quali fossero i suoi diritti, non ha potuto scegliere”.






