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10 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 16:50

Secondo caso di suicidio assistito in Lombardia, il quattordicesimo in Italia. È avvenuto nella Bergamasca nell’autunno scorso e finora la notizia era rimasta riservata per volere della famiglia. L’associazione Luca Coscioni, che a gennaio 2025 aveva accompagnato in questo percorso “Serena”, ha diffuso la notizia. La 50enne di Milano affetta da sclerosi multipla progressiva era stata il primo caso lombardo. Nel caso di “Serena” l’ospedale Fatebenefratelli-Sacco aveva fornito il farmaco letale, ma per procedere la donna si era dovuta rivolgere a un dottore di fiducia. Nel suicidio assistito di ottobre invece l’ospedale non ha messo a disposizione solo il farmaco, ma anche un medico per assistere il paziente nella procedura. Il compito è stato affidato all’anestesista della commissione che ha valutato la richiesta.

L’Associazione Coscioni ad oggi sta seguendo la situazione “di dieci persone in tutta Italia che hanno fatto richiesta di accesso all’aiuto alla morte volontaria”. In Lombardia sono tre ancora i pazienti che si sono affidati all’associazione per ottenere il fine vita tramite il Servizio Sanitario. Al momento non esiste una norma nazionale che regoli la questione. A fare da riferimento è la sentenza 242/2019 sul caso di dj Fabo che aveva stabilito i requisiti, che le Regioni seguono, necessari per ottenere il suicidio medicalmente assistito: irreversibilità della patologia, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, presenza di sofferenze fisiche o psicologiche considerate intollerabili, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. In Senato è stata nuovamente rinviata la discussione sulla proposta di legge sul fine vita promossa dalla maggioranza. Per l’associazione Coscioni le modifiche contenute nella proposta cancellerebbero i diritti conquistati sino ad ora.