Rigore e linearità sono i tratti distintivi di Simone Bellotti. Gli stessi di Jil Sander, brand che lo ha scelto per interpretare il suo stile essenziale. Oggi, nel quartier generale milanese, il designer racconta di come ha “squarciato la materia”
di Serena Tibaldi
La quiete delle sale immacolate, lasciate quasi vuote e inondate di luce bianca, offre un bel contrasto con la vista che si gode dai balconcini affacciati sul Castello Sforzesco, tra le mura di mattoni rossi, i torpedoni zeppi di turisti e la fontana circondata da venditori ambulanti. “Mi piace questo dialogo tra la ricchezza dell’architettura milanese e il rigore di questo posto. Che per me non è minimalismo, termine spesso usato per mascherare una mancanza di idee. Questa è l’atmosfera che lei aveva plasmato, generata da un pensiero e una sensibilità”. Chi parla è Simone Bellotti, 47 anni da Giussano; la “lei” in questione è Jil Sander, somma profetessa dell’eleganza più pulita. Una che ha fatto la storia del costume e ha scelto questa palazzina nel cuore di Milano come base operativa. Le vicende del marchio sono state alterne: lo aveva acquistato Prada e la designer era uscita subito dopo, per poi rientrare e infine abbandonare definitivamente. Al suo posto era arrivato tra gli altri Raf Simons: il lavoro qui gli era valso la nomina da Dior nel 2012. Dopo varie cessioni, il brand è stato acquistato nel 2021 dall’Otb di Renzo Rosso. Bellotti ha assunto il ruolo la scorsa primavera, dopo l’addio dei suoi predecessori, Lucie e Luke Meier.






