Il mondo dell’arte è un universo variegato di tecniche e di stili, di materiali e di gusti, che dipende da due ragioni d’essere: la conservazione e la valorizzazione. La seconda senza la prima non esisterebbe. Tuttavia mentre la conservazione non è una variabile – perché è la prima regola da rispettare sempre e comunque a ogni latitudine -, la seconda è una condizione per lo più dipendente, e da molti fattori anche. Per semplificare: un quadro, una scultura e un oggetto di porcellana sono tutti oggetti d’arte che devono necessariamente essere conservati, ma lo loro valorizzazione segue altri principi.
È per questo motivo che, ad esempio, il patrimonio del museo della storica manifattura di Doccia – fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori nella sua villa vicino a Sesto Fiorentino – dal giugno 2014 è conservato in deposito (poiché l’edificio è al centro di un lungo e complesso intervento di restauro che non si concluderà prima di un anno): da otto anni appartiene allo Stato, ma per il momento può essere ammirato solo grazie alle mostre ospitate in altri musei.
La prossima occasione sarà al Mic, il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza: il 31 gennaio si aprirà la mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura, organizzata dalla stessa Fondazione Mic insieme alla Fondazione Museo Ginori nata nel 2021 per opera di ministero della Cultura, Regione Toscana e Comune di Sesto Fiorentino per conservare, studiare, comunicare ed esporre al pubblico la ricchissima collezione di manufatti ceramici e documenti archivistici del museo e rendere il suo patrimonio un bene davvero comune, accessibile e inclusivo.







