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11 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:15

Lo smantellamento dell’Intelligence, costretta a svuotare in fretta e furia gli uffici dell’Helicoide. La presenza statunitense nella statale Pdvsa, dove decine di manager sono stati spazzati via in un colpo solo. E addirittura l’annuncio inatteso del rilascio di 400 prigionieri politici e ostaggi, esautorando il ministro dell’Interno Diosdado Cabello. A solo una settimana dalla cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, la presidente ad Interim Delcy Rodríguez prova a smantellare in fretta e furia la spectre militare che da quasi tre decenni muove i fili della vita politica ed economica del Paese. La neo-presidente propone anche la stesura di una “legge volta a sensibilizzare” la popolazione civile “sull’importanza dell’incontro”. “Occorre guarire le ferite lasciate da anni di estremismo politico“, dice senza risparmiare né Maduro né la destra di María Corina Machado. Rodríguez chiude con il passato e vuol dare “un nuovo indirizzo politico al Paese”. Ma deve fare i conti con la ferra resistenza dello Stato profondo, guidato da Cabello, che non condivide la piega filoamericana del nuovo governo. “Ora vige la legge della giungla: si salvi chi può. Ciascuno tira acqua verso il proprio mulino”, ha detto dietro le quinte il ministro che fatica a nascondere il suo disagio verso la corrente Rodríguez.